
e se potessimo tornare indietro? se potessimo, dico io, rivedere con calma la nostra vita?
passeremo tra un cumulo di macerie illuminate dalla luce radente del sole, passeremo attraverso fasci di luce che trasportano miriadi di pulviscolo color dell'oro.
rivedremmo visi e volti, luoghi e cose.
sentiremmo sulla nostra pelle l'acqua che vi rimane quando si esce dal mare e quella passata sulle labbra per non sentire l'arsura quando il sole accarezza le vette per poi andare a dormire dietro una coltre di nubi bianche.
sentiremmo ancora una volta il biscotto sciogliersi nel latte, rivedremmo quella rosa che resiste nel vaso, avvertiremmo sulle mani il tepore strano del velluto accarezzato.
potremmo contemplare i nostri mille risvegli, e rivivere i sogni fatti col cuore capovolto.
se potessimo fare tutto questo sarebbe bellissimo. per ogni ricordo un nome nuovo e un nuovo colore.
sarebbe come seguire le venature della corteccia che avvolge l'albero.
un albero altissimo e sacro, con radici profonde, fronzuto, in grado di raccogliere luce e di restituirla sotto forma di rugiada.
i romantici tedeschi chiamavano sehnsucht la nostalgia per qualcosa che non si è mai avuta o che, aggiungo, è scivolata tra le dita dei giorni come sabbia finissima.
nostalgia che ammanta tutto, proprio come fa la neve, e che attutisce il pianto, che smorza il riso, che ti rimbocca le coperte sopra l'anima affaticata.
sono quel che sono perchè i ricordi che mi porto dentro hanno una loro consistenza,quella che nel mio presente riconosco solo ai desideri ancora da esaudire.
sono ciliegie mature, dense di succo, che si spappolano tra le mani, che ti sporcano la bocca, che ti inebriano. perchè magari la vita non ha senso, ma per certo ha un valore, lo stesso che attribuiamo alle nuvole bianche.