mercoledì 27 giugno 2018

Un bacio a quattordici anni
col sesso che impenna
nei dintorni di casa.

A trenta per fare tacche
sul serbatoio del cuore.

Ora,
nei tuoi e nei miei occhi
autunno dorato:
miele, resina e ambra
su corteccia
di due alberi blu
di foglie di stelle.

sabato 5 maggio 2018

La tua bellezza
È ciò che di te non vedi
mentre tieni da un capo
Il tuo aquilone
Tra nuvole grigie e rosa .

È un rigagnolo azzurrino che gorgoglia,
la tua bellezza.

È il tuo sorriso giallo
che va a trecento orari
in un mondo che ha messo
semafori  rossi dentro e fuori.

È  fiaccola  che arde
nelle  notti nere.

La tua bellezza
sono i miei occhi
che  se la rubano.

La tua bellezza
ha disegnato
uno alla volta
i minuscoli meandri
delle tue labbra
dove  incantato
s'aggira  il mio cuore.

In cambio di tanta bellezza
per favore
fammi  fare  per sempre
l'appello
di tutti i centimetri
della tua pelle.



Io ho un libro sul silenzio che quando lo apri cadono le parole e poi le devi raccogliere ma non ti ricordi mai l'ordine esatto e le rimetti sul foglio un po' come capita e alcune le butti via di nascosto. Ho anche tanti libri sui miti che raccontano storie tremende e bellissime. Quelli se vuoi li lascio tutti a te che sei il mio 💟 e me li ricordi tutti i giorni che guardo attraverso lo spioncino dei tuoi occhi 
per vedere  cosa combina di bello l'universo.
Poi ho un libro  che non ho mai mostrato a nessuno.
Dentro c'è il mio, il tuo, il suo, il nostro e il vostro futuro a forma di lancia che conficca.
Quello non lo guardo mai neppure io se no poi non so che fare.
Alla fine ho il primo libro che ho letto. Dentro c'erano solo consonanti. Le vocali le ho aggiunte io mentre camminavo per il mondo.
Anche questo ti regalo
perché tu mi hai portato la scatola dei colori.


Dove sei?
Dove sei finito?
In una lettera scritta con petali scuri ?
Ti ho cercato lì.
Dentro un filmino con le toppe ?
Ti  ho trovato lì.

Ci rivedremo?
Ti manco?
Tu sì.

Lasci scie di pulviscolo d'oro
nella  notte di catrame?

Ti sei nascosto dietro la zip del mio cuore.
E in certe occasioni del giorno  sbuchi fuori con occhi di pietra che arde

I miei occhi mica
Sono lo zerbino del mondo.
Mica lo straccio
Col quale pulisci il tuo ego.

I miei occhi sono i fanali
Del cuore e servono per
Accarezzare le curve,
Stare fermo ai semafori.

O partire sgommando,
Quando la giornata
È quella giusta.

Tu stavi dietro un dosso
E  perciò ho inchiodato di colpo.
Avrei potuto investirti
E poco ci è mancato.

Sono sceso e sentivo
Gli occhi palpitare,
Il cuore in subbuglio.

Ti ho chiesto chi fossi
Ma mi hai solo sorriso.

Ti ho detto: guida tu, dai.

Andando nel vento
Ti ho chiesto
Ancora il  nome.

Ruggiva il motore
E mi  è sembrato dicessi:
Vita.

Domani ti vengo a trovare
e ti porto solo un fiore,
chissà quale, non te lo dico.
Ti parlerò dei suoi petali
fatti dei tuoi sguardi
delle tue parole,
quelle sagge e quelle dure
che non scordo.
Domani ti vengo a trovare
proprio dove scuro e chiaro
un vetro li separa,
Sopra la sua superficie fredda
appoggerò la mano
per aspettare la tua
ch'era grande come la mia.
Perché le stelle si sono nascoste
dietro la lavagna del cielo?
Chi le ha messe in castigo?
Io, sono stato io.
Perché il sole non scalda più?
Chi gli ha tolto la spina?
Sono stato io, proprio io.
Chi ha chiesto a tutti i fiori del mondo
di farsi boccioli?
Io gliel'ho detto
e solo per questa notte
hanno ubbidito.
Ci pensa il mio cuore
a illuminare
l'ansa dolce del porto
dove mi hai lasciato.
Non serve altro
sotto questa cupola
di pece e catrame.



Ti voglio portare dove la sabbia
è fresca sotto i piedi.
Mi chinerò per rimboccarti i pantaloni
E quando solleverai il  primo piede
Guarderò sbalordito la sua impronta
Pensando a quella che hai impresso
Dentro di me.
Ti tratterò con grande dolcezza
E le mie parole saranno il tuo
vento Australe.
Poi, col dito indice ti mostrerò la linea
Dell'orizzonte dove il cielo si sfarina
Nel mare
Vorrei che tu sentissi quel che sento io,
Che il tempo soffia sulle braci
E lunghe dita di fuoco
Ci chiedono di danzare
Su questi istanti
In perpendicolo sopra i nostri cuori.
Stai qui con me,
Sopra questa sabbia bagnata
E se ti va
Scrivici il mio nome

GIOCO N°0

Cosa stai cercando?
Sto cercando altro.
Ma dove, dimmi dove?
Dentro, da qualche parte.
E cosa speri di trovare?
L'ombra che getta
l'albero nella radura
accecata dal sole.

E poi che te ne fai?
La regalo a fettine,
come fosse una torta.
Ma solo ai viandanti
che dico io.

E chi saranno?
Quelli che restano
ma pure quelli che vanno.
Vanno dove?
Non so, non so tutto.

Come ti chiami?
Inizio.
E tu?
Fine.
Siamo amici?
Non credo.
Siamo nemici?
Neppure.

Ci si incontra sulle sponde.
E poi?
Ci si saluta per non sentire
tutto questo silenzio.

Per questo parliamo?
Direi di sì.
E se facessimo l'amore?
Lo stiamo già facendo.

Scintilla
tra due sberleffi:
un come e un perché.
Tra una ruga e l'altra
di quell'antica corteccia.

Scintille
Le pagliuzze d'oro
Dei tuoi occhi.

Scintilla
intrappolata sotto
un righello
mentre insegui parole.

E nella prima lista
che fa filtrare
la luce tiepida del mattino.

Scintille i coriandoli
gettati per aria.

Nella farina e nel lievito madre.

In una promessa disattesa e
in un arcobaleno teso tra
cielo e terra.

Scintilla in tutto quel
Che non saprò mai
E che mai vedrò.

Qualcosa di immenso
che si cela
nel respiro e nell'affanno
nella coincidenza che raccorda
Istante e momenti.

Si dice scintilla,
ma si scrive
tutti i colori
nel bianco.

lunedì 15 maggio 2017

Post it

Tenere al corpo
Coltivare lo spirito
Inseguire l'anima
Stare nel tempo che fugge
Mantenere il ritmo
Abbinare i colori
Leggere per dimenticare
Dimenticare ciò che si è letto
Dormire per sognare
Sognare per capire
Capire che si sta sognando
Intravedere
Essere visti
Stravedere.
Ingurgitare ombra
Flettere le ginocchia
Per dire grazie
Dire prego
Per  continuare a sperare
Battere l'alba nel salto con l'asta
Acciambellarsi sfiniti
Dentro una nuvola.


mercoledì 3 febbraio 2016

Papà

Papà è come il mare sul quale galleggia la terra.
Papà è come la terra che si disseta di mare.
Papà è il posto lasciato vacante.
Papà è il posto occupato dai ricordi.
Quelli belli me li coccolo tutti.
Quelli brutti adesso che non c'è mi piacciono lo stesso perché dentro ci siamo io e lui.
Papà è la pioggia quando smette e
In certi giorni è sole  quando esci da una galleria.
Papà è quel signore che ti ha rimproverato quando non lo meritavi. 
Ma è lo stesso signore che ti elogiava parlando di te ai suoi amici.
Mio papà era un Latin lover e uno dei cuori che ha sedotto è il mio ❤.

martedì 1 dicembre 2015

Toccare il cielo con un.. mito

Che senso ha oggi occuparsi di mito?
Nessuno, davvero nessuno. Quantomeno non un senso evidente, non un pret-a-porter, ma una costellazione di sensi all'interno della quale interrogarsi su quel che siamo o che, per dirla alla Montale, non siamo.
Nella sua sintesi più estrema il mito è racconto e parola. L'uno intrecciato all'altro, profondamente, inesorabilmente.
Non potremmo immaginare l'Aurora se non con le  "dita rosa", non potremmo pensare  Ulisse senza astuto, politropo e ad Afrodite senza sorriso.
Il racconto è costellato di parole che  scolpiscono dentro, nel nostro cuore, nelle nostre anime.
Pura finzione, vaneggi della mente, bagatelle dell'immaginazione?
No, semmai il Mito consente di ampliare lo spettro dei colori che informano la realtà percepita e pensata, fino a comprendere gli ultravioletti che solo la narrazione contempla ed esige.
L'immaginazione solleva il lembo alla realtà, proprio come in Truman Show, e ci dice, ci sussurra e ci urla in faccia, che quel che facciamo e diciamo quando siamo mossi dal cogito cartesiano non basta, palesa il fiato corto.
L'immaginazione libera dalle pastoie dell'Ego, libera ciò che è ambivalente e che il principio di non contraddizione sotteso a ogni operazione logica non può tollerare, pena la perdita dell'esattezza e della attendibilità.
Questo pensiero non destituisce la ragione, ma mostra per quello che è: cavallo che corre sulla Terra e si arresta davanti al mare rimpiangendo di non avere le ali.
Ma il Mito invita  non da ultimo a riflettere sulla pochezza dell'Io, sull'importanza del Noi. Perchè solo nell'invito a prenderci cura del primo pronome plurale, la Storia mostra il volto più soave.
Ed infine il Mito, che sa ricalcare le nostre ombre, si muove sul piano della logica non usando il principio dell'aut - aut ma quello dell' et - et.
Il corredo mitologico non esclude ma comprende; e perciò è tanto potente, suggestivo, evocativo.
Per queste ragioni ho scritto il saggio sul Mito, per onorare il pronome Noi, per celebrare le endiadi, per ricordare a me stesso e suggerire a chi vuole accogliere che l'Ego va tenuto stretto al guinzaglio.
Un guinzaglio corto, il più possibile vicino alla nostra Anima.


sabato 29 agosto 2015

Una struggente tenerezza





oggi osservavo i miei genitori ultraottantenni guardare la televisione. volume alto per via della sordità incipiente e questa specie di finestra sul mondo che presentifica tutto, che allinea tutto sullo stesso piano, che mischia fossili di squali col quiz, la dominazione portoghese del Brasile con la pubblicità dei grissini.
questa specie di cloaca necessaria, all'interno della quale è così difficile rimanere a galla.
ma per loro è ciò che rimane del mondo. non una finestra, ma un affaccio, non una vita vicaria, ma la vita al costo di un canone.
se non puoi camminare, se ogni passo è un inciampo, che fai? guardi la televisione.
la noia si dilegua, le ore tra pranzo e cena diventano più sopportabili. le notizie si accavallano, si mischiano, fanno vortice e mulinello, ti ingoiano per risputarti in un altro punto dove il ricordo è meno doloroso e  si sfilaccia per lasciare spazio a questi piccoli brandelli di mondo sotto forma di pixel.
passiamo la vita, buona parte, a nasconderci alla vita. in pochi casi non ci trova. e quando le riesce ci interroga.
il senso dove sta? c'è un senso? c'è un legame, anche sottile, non importa, purché sia un legame?
la demenza senile fa il resto, scompagina, mischia, confonde, e nelle maglie larghe della rete dei ricordi si intrufolano  le immagini che provengono dal monitor lcd.
un parapiglia di immagine al netto del nesso, al più quello di non sentire che non c'è, che il senso di tutto ciò è una vocina flebile, quasi impercettibile.
eppure ci sento una tenerezza infinita, non molto diversa dalla foga del bambino alle prese col suo primo castello di carte.
il gioco non ha senso, le carte tantomeno, ma quell'impegno, quella vita che scorre facendosi largo in vene occluse, tutto questo lo porto con me, nel mio cuore.
una struggente tenerezza, proprio come il barbaglio del sole sul lago al tramonto.

domenica 30 novembre 2014

Il mio amo

Il mio amore ha gli occhi verdi cosi grandi che non vedi le sponde. Sono come due laghi profondi sui quali si specchia una corolla di alberi sempreverdi.
Io ho la fortuna di conoscere il suo cuore perché me ne ha regalato un bel pezzo e proprio quello con vista sull'Amare. Dentro ci ho portato la mia vita con tutte le sue carabattole, quelle colorate e quelle grigie.
Il mio amore ha un nome di tre sillabe perche di più le sarebbe sembrato di esagerare. Si accontenta di poco ma lo fa senza farlo pesare. Mostra con orgoglio il suo ultimo acquisto fatto con pochi euro.
Io la osservo incuriosito perche ne ha sempre una da fare e una da dire e ogni tanto inciampa nelle mille cose che fa e le vengono gli occhi lucidi di pianto. In quei momenti si trasforma in un fiore delicatissimo e quando l'accarezzo per consolarla mi sembra di toccare vetro soffiato.
Perché amare una donna tre sillabe non è semplice e io talvolta ci metto per farla arrabbiare quando sono intempestivo, quando col mio ego bulimico la scavalco. Però poi alla fine mi sorride perché è piena di pazienza, quella di chi ne ha passate tante e sa perdonare.
La mia ragazza non solo è bella ma è anche simpatica. Quando ti fa ridere prima ride lei e sembra che ogni cosa intorno si illumini dal di dentro per non sfigurare nel confronto con un sorriso cosi bello come il suo.
Tre sillabe non è solo queste parole ma anche gli spazi vuoti tra queste. Spazi fatti del silenzio bello e dolce che ho la fortuna di condividere e che mi innaffia il cuore.
Perciò se lei lo vorrà io scriverò su una pergamena una richiesta di matrimonio e andrò da suo padre e la leggerò ad alta voce scandendo bene tutte le parole. Per forza di cose mi dirà di sì perché certe parole fanno sorgere e tramontare sole e luna.
La mia regina si chiama Monica ma io per velocizzare la chiamo Amo.

sabato 29 novembre 2014

Un incontro inatteso

oggi un incontro inatteso mi ha spinto a riconsiderare l'importanza di questo blog.
ho incontrato un mio studente del 2001, di una prima superiore di allora. adesso ha 27 anni e io 13 in più di quando lo conobbi.
mi ha fatto piacere che si ricordasse di me.  ciò che ho seminato negli anni a quanto pare non è stato vano.
non importa che sia io, potrebbe essere anche un altro. ciò che conta non è neppure la trasmissione del sapere ma di una postura curiosa sulla vita che brulica nell'anima per farla crescere.
questa è la vera eredità,

non è fatta di regole, di concetti, di saperi pret-a-porter, ma di voglia di sapere e di proteggere ciò che si sa per trasferirlo, per farlo girare.
perché non si perda il senso di questa nostra civiltà che con grande fatica e tra mille resistenze ha coltivato il dubbio, l'attesa che fa coscienza.
quella specie di intercapedine che sta  tra un'azione e l'altra e  nel  mentre la compie si interroga sulla sua portata, sulla sua giustezza, capendo e affinando lo sguardo sulle cose della vita.
comprendendo che nulla è incontrovertibile, che non c'è una risposta giusta, che il senso non è mai mono ma sempre pluri o poli. .

poi, chissà perché, sono andato a rivedere il significato della sezione aurea, della sequenza di Fibonacci. perché quel simbolo l'ho tatuato sul mio corpo e mi è caro. significa armonia e perfezione, cioè l'esatto contrario di quel che sono e che sarò.
però un momento perfetto questo pomeriggio l'ho vissuto incontrando il mio studente oggi uomo fatto e finito.
ed era il suo viso felice di avermi rivisto, i suoi occhi mobili che seguivano le mie parole.
molte cose che facciamo e pensiamo hanno un puro valore consolatorio, servono a proteggerci dalle nostre fragilità, servono a indicarci una qualche strada che forse non percorreremo neppure, che magari faremo male, inciampando.
non conta neppure questo, conta però preservare per poi lasciare a chi è giovane la sensazione di potere costellare la propria pista di atterraggio e di decollo con lunghe teorie di lumini, di luci iridescenti, fredde e calde.
perchè l'eredità è lasciare una penna tra le mani di chi incontriamo. serve per volare e alla gente come me che non sa farlo, serve per scrivere,
grazie niccolò.

martedì 15 gennaio 2013

Piantala !

In tutte le scuole in cui ho lavorato ci sono piante rachitiche in vasi colmi di terra arsa. Il personale si dimentica di annaffiarle,  ma queste, per dispetto, sopravvivono .
Alla lunga diventano striminzite, esili, anoressiche . La terra si gonfia, si crepa. I vasi in terracotta spesso sono o troppo piccoli o troppo grandi.

Quelle piante assomigliano ai miei studenti che resistono al deserto , all'incuria, all'assenza di tutele e di progetto.
Io li amo perché quando ti guardano sembra che ti dicano "fottiti ", ma invece quando incontrano un adulto degno di essere chiamato tale, si volgono a lui come al sole tiepido, come all'acqua che arriva inattesa .
Quella pianta  sono un po' anch'io,
Che quando arriva un sorriso torno a sperare , quando arrivano parole vere e dolorose torno a rivedere le mie stelle...


mercoledì 28 novembre 2012

siamo alla frutta


aspettavo il bus, linea 44, pioveva, quella pioggerella fine che per un occhialuto come me è una vera rottura.
accanto a  me una cinesina con l'auricolare bluetooth all'orecchio e una signora anziana.
la signora ha voglia di parlare e rivolgendosi alla cinesina dice :"sa, signorina, che hanno ritirato dal commercio quell'affare che le lampeggia vicino all'orecchio. è pericoloso!".
la cinesina avrà diciasette anni, forse anche meno e risponde dicendole che gliel'ha regalato il papà. la signora risponde: sono aggeggi cinesi, fanno male.
certo che detto ad una cinese non è proprio il massimo.
osservo la scena e penso che il nostro paese è in dismissione, un paese di vecchi, di gente illetterata, strana, nevrotica,  che parla per sentito dire ed elegge il sentito dire a farina del proprio sacco.
questa gente che proviene da altre parti del mondo, pede lento, con molta umiltà, con molta pazienza sta de-costruendo la nostra società vecchia, malata, alla deriva, non ancora capace di riscrivere valori e di individuare nuovi orizzonti.
fra vent'anni saremo noi a lavorare nei loro negozi e saremo noi a fare da badanti, da meccanici, da portatori di carrelli in lunghissima fila dentro i supermercati. non mi viene neppure da dire : ben ci sta!
noi pensiamo che questo paese sia nostro perche sopra ci sventola il tricolore, ma in realtà questa terra è di tutti, anche di chi proviene da lontano e qui da noi è arrivato a bordo di gommoni, dentro camion guidati da autisti compiacenti e corrotti.
noi siamo alla fine, alla cassa e stiamo pagando il conto. abbiamo fatto per decenni il passo più lungo della gamba. cicale contro formiche.
i negozietti dei cinesi sono pieni di merci che abbiamo sempre venduto nei nostri negozi, ma nei loro i prezzi sono evidentemente più bassi e la  sciuretta s'accalca  alla ricerca del risparmio.
questa gente  che se ne sta zitta sui mezzi, che rifugge il nostro sguardo ci sta dicendo non che ci odia, ma che siamo dei vecchi coglioni, che non abbiamo capito da che parte tira il vento, che non sappiamo cosa è il bene comune, che siamo autoreferenziali fino al buco del c..o. mentre loro si aggregano, si conoscono, condividono, compartecipano, risparmiano, sanno sopportare, hanno telefonini da 40 euro e non da 700, sanno cosa vuol  dire oggi e  soprattutto domani.
per loro esiste il noi, per noi esiste un Io obeso sempre più sbiadito.
non sono meglio di noi, sono più veri, genuini, questo sì. i miei migliori studenti o sono donne o provengono da altri paesi.
meditate gente, meditate.

sabato 24 novembre 2012

uchi kaiten sankio



ieri sera lezione aikido. arrivo, sono di buon umore. ho alle spalle 4 ore di lezione a scuola, pranzo, 4 ore di aula in bicocca.
ho il cervello  congestionato di parole, di gente che mi  chiede, di attenzione ad personam e, al contempo, indifferenziata. 
infilo il doghi (si scrive così?), indosso l'hakama, male come al mio solito. riscaldamento, qualche battuta, molti sorrrisi, il maestro scende e mostra la prima forma : uchi kaiten sankio.
con me pratica salvatore, è molto cresciuto, è diventato un bravo aikidoka. è concentrato, ma sa accogliere e capisce subito che sono in loop.
proprio non viene, aiumiashi, sbaglio direzione, forse sarebbe più facile confrontarsi con una pagina a caso di Essere e Tempo di Heidegger.
mi mozzerei la testa che si porta dietro una stanchezza  che mi ha incrostato la vita.
è un  amore non corrisposto, quello tra me e l'aikido. guardo, osservo, cerco di non pensare ad altro, nella mente la forma sembra facile, poi c'è il mio corpo che mi dice altro. parla del freddo preso in motorino, del panino veloce addentato prima di arrivare al dojo e di altre cose ancora che riguardono solo me.
ma...  amor, ch’a nullo amato amar perdona, da innamorato caparbio, tenace, ci provo. ogni volta costretto a barattare un po' di ego in cambio di un movimento fatto col corpo, che vorrebbe essere fluido, ma il buffering della mente che scompone le varie fasi lo rende a scatti.
una cosa è certa, anche dovessi impiegarci altri dieci anni sto giro non mollo. ho tentato già di farlo, ma un giorno entrando alla upim di piazzale loreto, per far passare una persona che usciva, ho fatto una specie di tenkan e perciò sono tornato.
è così difficile alla mia età destrutturarsi ed essere umili. la seconda virtù sin da giovane non è mai stata il mio forte, sulla prima ho lavorato a lungo. la strada è lunga ma non passa attraverso ciò che sta sopra il collo..

domenica 4 novembre 2012

Doshurino

cose che ho imparato grazie al doshurino

1. che ho le orecchie morbide e perciò le devo rimboccare sotto il casco
2. che il casco mi ricorda che ho un testone
3. che quando piove la visiera del casco si appanna e le gocce d'acqua lo solcano  facendoti andare in giro con l'espressione "o la va o la spacca"
4. che la coperta per le gambe della Tucano serve poco per tenere caldo e molto ad impedire i movimenti
5. che le strade sono piene di buche piccole e grandi, che devo stare attento alle foglie secche, ai tombini, alle scie sull'asfalto che magari è olio

6. che ci impiego meno tempo a fare gli spostamenti
7. che ci impiego molto tempo a fermarmi, togliere il casco, sfilare i guanti, mettere la catena
8. che in mezzo al traffico ho la testa che sembra la palla laser in discoteca perchè bisogna stare attentissimi
9. che faccio benzina e mi scordo quando l'ho fatta l'ultima volta
10. che da casa all'autorimessa è un bel pezzo

11. che non ho paura della velocità
12. che quando potrò ne comprerò uno più bello e sicuro
13. che questo post è noiosissimo
14. che questo motorino mi ricorda ogni giorno che non ho la macchina
15. che quando vado a fare la spesa al ritorno sembro uno della famiglia Togni

16. che mia madre a giorni alterni mi chiede di farle vedere il motorino perchè si scorda che l'ha già visto
17. che in motorino è saggio non sentire l' i-pod
18. che quando guidi non devi pensare al calcolo dell'IMU
19. che quando guidi e tiri giù la visiera non puoi fumare, non puoi sputare le cicche o bubble gum dir si voglia. non puoi nemmeno sputare tout court, a meno che il catarro non sia grigio come il casco per fare ton sur ton
20.che quando ti fermi e osservi quelli in macchina,  tu sai che sei vivo mentre quelli stanno tra la vita a basso voltaggio  e la morte per noia