lunedì 21 giugno 2010

rowenta, per chi non si accontenta


ora sull'avambraccio destro porto un buffo tattoo rosso : l'impronta del mio ferro da stiro rowenta.
nel tentativo di fermarne la caduta dall'asse, l'ho trattenuto istintivamente col braccio, et voila...in men che non si dica sono entrato nela top degli stupidi. così, mi sono fermato. è d'uopo fermarsi quando tutto intorno sprizza e spruzza merda, e mi sono detto che l'ustione conteneva un messaggio subliminale. non bianca e bernie che trombano, ma che queste cose succedono solo a chi non si accontenta, proprio come vuole l'head line della rowenta.
e di cosa non mi contento, cosa detesto con tutto me stesso?
odio le bugie, anzitutto quelle che mi racconto e poi, in seconda battuta, quelle che dico agli altri.
non sono bugie vere e proprie. sono gesti, atti e pensieri che non desidero fare, eppure ci casco puntualmente dentro, proprio come tutti voi.
perchè?
ma sì, dai, il perchè è semplice: anzi ce ne sono due.
il primo è chè si vuol piacere agli altri; il secondo è chè abbiamo una immagine buona di noi stessi che spesso non collima con ciò che veramente siamo e vogliamo.
quest'anno però, per davvero, me ne sono successe di tutti i colori.
oggi, ad esempio, ho saputo di essere perdente posto a scuola e perciò ho dovuto fare domanda di trasferimento.
tutta per colpa dell'ex d.s. che con i suoi raggiri, veri o presunti, ha fatto perdere al nostro istituto tantissime iscrizioni.
e poi altre faccende vitali che qui non voglio raccontare ma che mi disossano dentro. per colpa della assurda rigidità di certe persone, questa è in sintesi la (mia) verità.
che ne sarà di me?
nulla, non succede proprio nulla.
l'universo continua imperterrito a fagocitare azoto, anidride carbonica, ossigeno, emilio fede a dirigere il tg4, mio padre ad acquistare dvd taroccati dai marocchini, io a leggere deridda senza capirci nulla, il piccolo principe a chiedere all'aviatore di disegnargli una pecora.
il solito "trans-trans" cosmico, insomma.
le "cose" che contano sono altre. ad esempio star bene, agitare il pene prima del buso, e avere qualche sghello.
per stare bene sto bene, soldi..vedi alla voce "stendere un velo pietoso".
sex: meglio farlo che parlarne.
au revoir les infants
a.

mercoledì 9 giugno 2010

fango, diamanti e aikido


spesso si crede di entrare in rapporto con gli altri usando esclusivamente la nostra parte migliore, quella, per così dire, in luce. siamo affabili, cortesi, disponibili, talvolta magnanimi, di rado generosi.
siamo eticamente corretti, loquaci e muti, belli, radiosi, e così via...la lista è pressocché infinita.
siamo, insomma, figli di apollo: l'armonia ci governa, e il senso della misura ci guida.
quanto di tutto questo è in realtà covato alla e nella luce?
credo assai di meno di quanto si pensi. spesso sono le ombre a muoverci, è Ade, il dio degli inferi.

di solito, ch'io sappia, questa parte ci è ignota e/o volutamente la si ignora. è una provincia dell'anima che ha a che fare con ciò che ctonio, terragno.
dietro un sorriso spesso si cela altro, dietro il consiglio, alle spalle della cortesia ostentata altro ancora.
spesso ho incontrato persone aperte, gentili e disponibili a cui interessava piuttosto mostrarsi tali che partecipare veramente, fondamentalmente alla vita dell'altro.
io stesso spesso lo faccio: a volte proprio non riesco a resistere ale lusinghe che il mio narciso mi srotola ai piedi a mo' di tappetto rosso.

e dietro le crepe che il mio narciso divarica scorgo solo tanta solitudine, un individuo malfermo sulle gambe, una società che non tutelando il senso di appartenenza a qualcosa di genuino e di caldo (come un buon bicchiere di rosso da condividere) lascia l'individuo rinchiuso nelle costosissime scatole di cemento armato, in preda ad un ego ipertrofico che non lascia scampo all'altro, che se lo divora per calmare la fame di conferme che nessuno, proprio nessuno gli dà e che, alla fine, cerca in quel che vi è di succedaneo ai rapporti umani.
ad esempio la bulimia consumistica, ad esempio l'indifferenza che è l'anoressia dell'anima.

nel mio piccolo faccio parte di un gruppo, l'unico al quale mi sento di aderire e nel quale mi riconosco. il mio dojo, la palestra che frequento per imparare aikido.
niente a che vedere con le mie passioni preminenti: scrittura e lettura, ma che, a differenza di queste, mi lascia meno in balia alle tentazione di riparare narcisisticamente altre mancanze.
so bene che non cambierò il mondo e forse neppure me stesso facendo un buon kotegaeshi, ma è certo che sentirò il caldo rassicurante che sprigiona il pronome NOI.

altrove proprio non lo sento e spesso mi pare di esser circondato da gente che pensa di parlarti col cuore in mano mentre invece riesce a stento a celare la merda interiore.
il vero problema non è sapere di avere dentro un impasto di fango e diamanti, ma tentare  di tenerli separati.

mercoledì 26 maggio 2010

van the man


la mia anima ha la stessa voce che ha van morrison. nella sua musica mi perdo ritrovandomi e pochi sono i colori che lascia fuori.
sul mio braccio destro, con la cui mano scrivo, ho fatto tatuare un verso di una sua canzone che recita testualmente: with a sense of everlasting life. a mio modesto giudizio si riferisce alla giovinezza, l'epoca della vita in cui ti sembra che il tempo sia interminabile e che tu sia infinito, proprio come i tuoi pensieri che esplorano i confini del tuo mondo interiore.
ora, per me, everlasting life significa sentire che il tempo fugge, che questa mia età è quella in cui penetri fino in fondo quella parola meravigliosa coniata dai romantici tedeschi per dire nostalgia di quel che non si è mai avuto e che forse non si avrà mai. qualcosa a cui non si può dar nome e che è tutt'uno con lo streben nach, col tendere verso.
la musica di van mi permette di ripercorrere i meandri di quel che ho avuto e di quel che so di volere, mi dice chi sono e mi parla con quella voce di padre buono che per la verità nella mia vita mi è mancato. un padre che giocasse con me, che mi chiedesse delle mie passioni e delle mie paure. ho avuto altro, questo no.
anyway, ora sono qui con l'orecchio appoggiato ad auscultare il mio cuore ermetico.

venerdì 21 maggio 2010

like woody


molti sono i temi che attraversano la pluridecennale cinematografia di woody allen: la giustizia puntualmente tradita, il caso che mischia le carte, l'inutilità della vita, l'utilità dell'attimo fuggente, il riso che increspa la superficie dell'anima, le donne che sono il sogno di adamo, cioè il nostro paradiso alto circa 1,60 m.
e poi l'arte che trasforma la nostra merda in oro.
più vado avanti più mi sembra fratello mio.
non ci illumina di immenso ma ci illumina con le sue ombre: qui riposa la saggezza, quello sguardo benevolo che rivolgiamo agli altri e alla vita ben sapendo che poco cambia e cambierà, che poco ha senso, ma a quel poco pervicamente si sta aggrappati, come ad una bava di luce.

sabato 8 maggio 2010

do - shu


do è la via, shu è chi la conduce. il fratellino che mi ha affibbiato questo alias mi ha letto dentro. niente di più vero per un gemelli che ama conoscere strade nuove, che ama aprirne in solitudine e talvolta accompagnato.
ermes da erma, cumulo di pietre atte a segnare bivi, biforcazioni, spesso sormontate da un un bastone. ermes è un dio itifallico. su ermes le pagine più belle lette sono contenute in un libro di pietro citati che si intitola "la mente colorata", dedicato al viaggio di Ulisse.
non dico altro, non voglio dire altro.

venerdì 7 maggio 2010

i visi delle persone


i visi delle persone che osservo per le strade sono come una pagina sulla quale qualcuno ha abbondantemente usato la scolorina e devi capire tra una frase tronca e l'altra il senso delle parole rimaste.
le persone incontrano il mio viso per la prima volta : le invidio.
anche io vorrei in certi giorni vedermi come se non mi fossi mai visto.
ciò che è usato non si vede più e questo è per davvero uno dei pochi peccati veri che mi imputo. gli altri li lascio agli stolti, ai "cercapensilina" quando fuori piove.
e, si sa, piove sempre...

mercoledì 5 maggio 2010

nuvolacce


piove.

piovono goccioloni. le nuvole sono gravide d'acqua e il cielo sembra una lastra di marmo grigia e nera.

piove e gli uccelli affrettano il volo, stanno gli uni accanto agli altri, neppure le loro geometrie sono quelle solite. la velocità le rende scomposte, ma non per questo perdono il loro fascino.

chissà cosa scrivono sul cielo. le loro acrobazie sono punti e linee di un alfabeto morse che non ci è dato comprendere.

sono amici delle nuvole, condividono lo stesso spazio azzurro.

le nuvole però... o ce le hai dentro o proprio non puoi capire.

se vuoi capire puoi ascoltare l'omonimo brano di de andre', oppure affacciarti alla finestra e immaginare per ognuna una somiglianza.

più semplicemente puoi osservarle avvicendarsi, mischiarsi, pogare l'una sull'altra.

il signor vento le attraversa e le agita, il signor vento che scoperchia i nostri ombrelli, arruffa i capelli, agita le vesti.

le nuvole siamo noi, nessuno escluso. per dirla alla quasimodo: atraversate da un raggio di sole...