mercoledì 23 marzo 2011

il fondo del barile


il fondo del barile è arrugginito, chiazzato di muffa. il ferro si sfoglia, si sbriciola. una pozzettta d'acqua di color marrone non è ancora stata assorbita.
quando il barile cade lungo il declivio è tutto un clangore che si spande nell'aria. cade e s'ammacca, rotola e rimbalza. s'arresta per via di un tronco, forse è uno roccia emersa, da qui non distinguo.
il sole che tramonta illumina il barile di sghimbescio. è patetico, ma conserva pur sempre una certa grazia. della scritta di cui si pavoneggiava è rimasto poco. una S color dell'oro e una E nera come il succo di una bacca.
altri bidoni lo attendono, gli uni riversi sugli altri, certi cupi, alcuni di latta che riluce, parecchi senza coperchio, pochi con.
cosa conteneva?
olio denso di olive del nostro meridione. forse.
olio nero cavato fuori da parecchie macchine. forse.
cento litri di lacrime. forse.
cento chili di farina bianca per fare il pane croccante.forse.
cento chili di petali di rose regalate.probabilmente.
parecchi ninnoli appartenuti ad un vecchio signore con i capelli bianchi.probabilmente.
un sospiro lunghissimo. quasi sicuramente.
un pennino e un calamaio per scrivere questo blog. certamente.

mercoledì 23 febbraio 2011

scritto di getto


e se potessimo tornare indietro? se potessimo, dico io, rivedere con calma la nostra vita?
passeremo tra un cumulo di macerie illuminate dalla luce radente del sole, passeremo attraverso fasci di luce che trasportano miriadi di pulviscolo color dell'oro.
rivedremmo visi e volti, luoghi e cose.
sentiremmo sulla nostra pelle l'acqua che vi rimane quando si esce dal mare e quella passata sulle labbra per non sentire l'arsura quando il sole accarezza le vette per poi andare a dormire dietro una coltre di nubi bianche.
sentiremmo ancora una volta il biscotto sciogliersi nel latte, rivedremmo quella rosa che resiste nel vaso, avvertiremmo sulle mani il tepore strano del velluto accarezzato.
potremmo contemplare i nostri mille risvegli, e rivivere i sogni fatti col cuore capovolto.
se potessimo fare tutto questo sarebbe bellissimo. per ogni ricordo un nome nuovo e un nuovo colore.
sarebbe come seguire le venature della corteccia che avvolge l'albero.
un albero altissimo e sacro, con radici profonde, fronzuto, in grado di raccogliere luce e di restituirla sotto forma di rugiada.
i romantici tedeschi chiamavano sehnsucht la nostalgia per qualcosa che non si è mai avuta o che, aggiungo, è scivolata tra le dita dei giorni come sabbia finissima.
nostalgia che ammanta tutto, proprio come fa la neve, e che attutisce il pianto, che smorza il riso, che ti rimbocca le coperte sopra l'anima affaticata.
sono quel che sono perchè i ricordi che mi porto dentro hanno una loro consistenza,quella che nel mio presente riconosco solo ai desideri ancora da esaudire.
sono ciliegie mature, dense di succo, che si spappolano tra le mani, che ti sporcano la bocca, che ti inebriano. perchè magari la vita non ha senso, ma per certo ha un valore, lo stesso che attribuiamo alle nuvole bianche.

mercoledì 16 febbraio 2011

i quattro elementi


ARIA
il fruscio tra le foglie. le tende all'improvviso gonfiate dal vento. la brezza primaverile. l'alito che nel freddo s'annuvola. soffiare per fare una bolla di sapone. aspirare una sigaretta. sbuffare. la bora che travolge. le ali gonfie di vento dei gabbiani. un aquilone, molti aquiloni. prendere aria. lasciare tutto per aria. mandare tutto all'aria. arieggiare. arioso. una boccata d'aria.

ACQUA
la rottura delle acque. attraversare le acque. sprofondare in acqua. bere acqua tutta d'un fiato. sorseggiare acqua fredda. acqua calda sul corpo stanco. fare acqua da tutte le parti. acqua che si fa vino. annacquare. acqua battesimale. acqua di una fonte montana. acqua di pioggia. acqua trasformata in ghiaccio. ghiaccio che torna ad essere acqua. vapor acqueo.



TERRA
terra per accogliere le radici. terra per dire grounding. terra, terra!!. terra nel cuore. terra per piantare rose novelle. terra grassa. terra arida. terra a perdita d'occhio. terra di conquista. terra da esplorare. fedele alla terra. terra, cioè gaia. terra ocra, bruna, scura, terra negra. at-terra-re. terra vergine. terra custode d'arcobaleni.

FUOCO
fuoco per cuocere. fuoco per illuminare la notte. fuoco prometeico. fuoco, fuocherello, fuochino! al fuoco, al fuoco! s'i' fossi foco arderei lo mondo. fuochi fatui. fuoco nel camino. fuoco sulla pelle. fuoco nel cuore e nel sesso. fuoco nei miei e nei tuoi occhi. mettere a fuoco. essere fuori fuoco. sfuocare. fuochi e fiamme. fuoco di uno zippo. puntare, mirare...fuoco!

venerdì 4 febbraio 2011

le piccole cose (open list)


le piccole cose che usiamo come coperte calde da rimboccare sopra i nostri cuori spelacchiati.

01. il sole tiepido di oggi,che sa di promessa buona.
02. la doccia calda quando ci si sveglia
03. il rumore della macchinetta del caffè al bar
04. il riscaldamento dell'automobile
05. qualche sorriso
06. un incontro inatteso
07. uno sguardo "cuscino"
08. una parola desueta
09. il calice di vino
10. la malinconia che arpiona
11. certe foto
12. lucidare le scarpe
13. visitare i vecchi
14. sentire il fruscio delle pagine di un libro
15. l'acqua fresca
16. un pasticcino mangiato in un solo boccone
17. corteggiare l'altro per non corteggiare più sè stessi
18. le ultime cioccolate calde
19. scrivere mille incipit
20. le nuvole, certo...le nuvole
21. la carta Mondo degli arcani maggiori
22. l'asse d'argento di silver surfer
23. il cappellino di lana
24. l'albero dell'anima in Avatar
25. gli antenati
26. le carezze
27. i figli degli altri
28. la serie di fibonacci
29. la tartaruga di ermes
30. avvicinarsi al dolore dell'altro come ad un diamante in una teca
31. il silenzio

chi ne ha voglia, continui.

lunedì 31 gennaio 2011

il papi e le guerre "pubiche"


non di me, ma di ciò che sta accadendo intorno a me, anzi intorno a tutti noi, di qualsivoglia colore politico.
la vicenda che vede implicato - fino a dimostrata e incontrovertibile innocenza - S.B. , non si limita ad essere solo una boccaccesca storia di letto, di fellatio e cunnilingus. l'aspetto più grave non attiene i codici, ma i nostri orizzonti culturali.

in 30 anni di televisione commerciale le nostre coscienze sono state azzerate, narcotizzate, tramortite. il presente è diventato un cartamodello bidimensionale, il passato presentificato dai media (televisione in primis), il futuro la discarica del qualunquismo, dell'accidia.
imbambolati da questo enorme e lucciante luna park, nel quale ogni divertimento è imbonito, l'altro diventa merce, e come tale, quando si rompe e quando ti rompe, può esser agevolmente sostituito.

aveva ragione a. huxley che ne "il mondo nuovo" aveva presagito che non sarebbe stato un Grande Fratello a renderci schiavi, ma questa diffusa promessa di divertimento, di disimpegno, di delega 24hours a day delle nostre responsabilità. tutto gira intorno ad un principio del piacere che, al punto in cui siamo, non ha neanche bisogno di contrapporsi al principio di realtà per esistere.

in quest'ottica anche il corpo delle donne diventa merce, svago, mentre il Re, trasgredendo ogni regola sula quale si fonda la nostra società di diritto, alla stregua di un monarca assoluto, si permette di far vacillare i pilastri sui quali abbiamo costruito un barlume di cultura laica, democratica, aperta alle differenze.
il nucleo magmatico del suo potere non riposa nele istituzioni colluse che ne consentono l'agire, ma nelle nostre menti che dicendo di tollerare segretamente invidiano.

chi tra di noi non vorrebbe fare ciò che fa Re Silvio, chi tra di noi s'alzerebbe per gridargli "chi non ha peccato scagli il primo perizoma!!" :-).
è l'onnipotenza, la nostra inconfessabile onnipotenza, che trova il suo corrimano in questo piccolo cesare.

ci vorranno anni, decenni, per riparare il danno culturale prodotto dal papi, per ristabilire le regole del gioco democratico, per far entrare nelle zucche della gente che l'altro esiste non come appendice dei nostri bisogni, ma come Altro da me, che chiede rispetto e comprensione.

quel che è peggio è credere che nulla possa cambiare e che nulla cambierà. questo è il danno peggiore prodotto dalla società dell'intrattenimento.

a vent'anni hai già smesso di sognare.
lo leggo negli occhi dei miei studenti. ha 30 anni hai stretto sodalizio con mammona e sei aperto ad ogni compromesso. a 40 anni firmi il contratto che marchionne ti impone perchè hai paura di perdere il posto di lavoro e di non potere pagare le rate sul tuo televisore al plasma che hai comprato per vedere le immagini di una vita che non vivrai mai.

questa non è una repubblica fondata sul lavoro, ma fondata sulla fellatio.
a chi verrà lasceremo un mondo di merda, però potrà gustarselo in HD, high definition.
beati loro, noi ci siamo accontentati dell'anal..ogico.

martedì 21 dicembre 2010

finis terrae


perfettamente impilati, su uno scaffale al centro della libreria di mio padre, i pochi libri che ho scritto a partire dal 2003. una sorta di post it dell'orgoglio paterno. li ho visti e ho sorriso dentro, non solo per via dell'orgoglio, ma perchè tempus fugit.
il post it sotto forma di libri sembra essere importante e per certi versi lo è, ma è davvero nulla, una specie di cerottino su una ferita che solo in casi rarissimi ci è dato colmare.
è quel "reo tempo" di cui scrive foscolo e together tutte le torme delle cure onde meco egli si strugge. quel che oggi ci pare abbia un (s)enso, in realtà è un granello di sabbia al cospetto delle dune dell'eternità.
al tempo non si sfugge e tutti i ninnoli, tutte le testimonianze tangibili alle quali ci aggrappiamo a nulla valgono.
niente si sottrae all'oblio, tutto, impercettibilmente, repentinamente, vi sprofonda.
così sarà pure per i miei libretti, per i dischi che ho cercato con tanto amore a novegro, per i pochi vasi di pregio che ho comprato negli anni.
la carta ammuffirà, le copertine rigide faranno le bolle e i fogli si squaderneranno, i dischi diverranno inascoltabili e già non li ascolto più.
suvvia lettore, non rattristarti.
dovresti sentire la tristezza solo se pensassi di durare, ma solo i cretini pensano in cuor loro che il mondo si dileguerà con la loro dipartita, perciò - nella logica del discorso - è assai remota la possibilità che un cretino possa farsi rattristare dai pensieri di finis terrae.
anche io sono un po' cretino e pensare che tutto finirà, che le cose alle quali tengo si sbriciolerannno non mi dilania.
in quel che faccio ci metto cura, passione, dedizione e tanto basta. non voglio perdurare, voglio solo sentire la vita. non voglio essere ricordato, ma voglio ricordarmi di avere vissuto.
detto inter nos, un po' mi sta sulle palle pensare che in paradiso e/o altrove non si possa portare neppure un bagaglio a mano.
dentro ci metterei la commedia di dante, l'iliade e l'odissea, niente libri sacri tanto sarò attorniato dal sacro. magari ci infilo pinocchio, o il signore degli anelli per quando mi annoierò di tantà serenità, felicità e gioia. nel bagaglio a mano vorrei mettere dentro i sorrisi che ho ricevuto e quelli che ho rivolto, tutti perfettamente piegati, come olezzosi fazzoletti di damina.

mercoledì 1 dicembre 2010

Candido... ma non di voltaire


Parola d'ordine : candore. Solo il candore spezza le ossa all'ipocrisia, al calcolo, alla corta gittata di molti nostri pensieri e azioni.
Il candore l'ho incontrato rare volte nella mia vita. Credo sia un dono, un po' come aver fede, oppure sputare molto distante, fare la caccona con regolarità, usando al massimo due strappi di carta igienica.
Il Candido è come Mister Magoo, si muove tra muri pericolanti, buche e trappole, conservandosi vergine in un mondo di pigliaedainculo.
Io non lo sono, a volte magari pecco di ingenuità, che è la prima release del candore, una specie di candore pieno di bugs, di troyans, di malware, di caccole informatiche.
L'altro giorno mi è stato detto che vedo il buono nella gente. Ho lasciato transitare questa riflemozione e ci ho pensato sopra. Ma sì, dai, un po' è vero, altrimenti non mi sarei scelto 'sto lavoro da Sigfrid Von Nibelunghen (vedi > Sturmtruppen) che mi sono scelto. Nella versione beta del candore, ossia l'ingenuità, è implementata una certa coglioneria che sarebbe davvero un peccato conservare tutta per sè. Il buono lo vedo, ma vedo pure il cattivo. Sul cattivo mi astengo perchè non mi spaventa. Il buono lo annaffio con una certa frequenza, perchè richiede cura e gratuità.
Il cattivo non lo temo per via del fatto che di solito la furbizia, la malizia, il retrogusto di certe parole sono come la catena del cane che sta attaccato alla cuccia della stupidità.
Il candido non è uno sprovveduto, anzi spesso è un uomo molto intelligente, un vincente. Diciamo che nella favola di Esopo farebbe la parte dell'uva e non quella della volpe. Il cretino sta sotto e fa la volpe e pensa di fottere l'ingenuo. Si sente leone: lupus stabat superior.
Una cosa è certa: ha calcolato male la pendenza del ruscello, perchè il candido si sottrae allo sbranamento facendosi guardare negli occhioni. Lì si riflette la tua immagine, quella della volpe che spicca il salto e non ce la fa. Nei tuoi si specchia la sua, quella di uno che non ha neppure bisogno di essere ingenuo, perchè sta un passo avanti, che non è quello del successo, del denaro, dell'apparire, ma che è quello dell'essere senza la fatica di essere, senza vedersi vivere per dirsi che si vive.