lunedì 15 maggio 2017

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Tenere al corpo
Coltivare lo spirito
Inseguire l'anima
Stare nel tempo che fugge
Mantenere il ritmo
Abbinare i colori
Leggere per dimenticare
Dimenticare ciò che si è letto
Dormire per sognare
Sognare per capire
Capire che si sta sognando
Intravedere
Essere visti
Stravedere.
Ingurgitare ombra
Flettere le ginocchia
Per dire grazie
Dire prego
Per  continuare a sperare
Battere l'alba nel salto con l'asta
Acciambellarsi sfiniti
Dentro una nuvola.


mercoledì 3 febbraio 2016

Papà

Papà è come il mare sul quale galleggia la terra.
Papà è come la terra che si disseta di mare.
Papà è il posto lasciato vacante.
Papà è il posto occupato dai ricordi.
Quelli belli me li coccolo tutti.
Quelli brutti adesso che non c'è mi piacciono lo stesso perché dentro ci siamo io e lui.
Papà è la pioggia quando smette e
In certi giorni è sole  quando esci da una galleria.
Papà è quel signore che ti ha rimproverato quando non lo meritavi. 
Ma è lo stesso signore che ti elogiava parlando di te ai suoi amici.
Mio papà era un Latin lover e uno dei cuori che ha sedotto è il mio ❤.

martedì 1 dicembre 2015

Toccare il cielo con un.. mito

Che senso ha oggi occuparsi di mito?
Nessuno, davvero nessuno. Quantomeno non un senso evidente, non un pret-a-porter, ma una costellazione di sensi all'interno della quale interrogarsi su quel che siamo o che, per dirla alla Montale, non siamo.
Nella sua sintesi più estrema il mito è racconto e parola. L'uno intrecciato all'altro, profondamente, inesorabilmente.
Non potremmo immaginare l'Aurora se non con le  "dita rosa", non potremmo pensare  Ulisse senza astuto, politropo e ad Afrodite senza sorriso.
Il racconto è costellato di parole che  scolpiscono dentro, nel nostro cuore, nelle nostre anime.
Pura finzione, vaneggi della mente, bagatelle dell'immaginazione?
No, semmai il Mito consente di ampliare lo spettro dei colori che informano la realtà percepita e pensata, fino a comprendere gli ultravioletti che solo la narrazione contempla ed esige.
L'immaginazione solleva il lembo alla realtà, proprio come in Truman Show, e ci dice, ci sussurra e ci urla in faccia, che quel che facciamo e diciamo quando siamo mossi dal cogito cartesiano non basta, palesa il fiato corto.
L'immaginazione libera dalle pastoie dell'Ego, libera ciò che è ambivalente e che il principio di non contraddizione sotteso a ogni operazione logica non può tollerare, pena la perdita dell'esattezza e della attendibilità.
Questo pensiero non destituisce la ragione, ma mostra per quello che è: cavallo che corre sulla Terra e si arresta davanti al mare rimpiangendo di non avere le ali.
Ma il Mito invita  non da ultimo a riflettere sulla pochezza dell'Io, sull'importanza del Noi. Perchè solo nell'invito a prenderci cura del primo pronome plurale, la Storia mostra il volto più soave.
Ed infine il Mito, che sa ricalcare le nostre ombre, si muove sul piano della logica non usando il principio dell'aut - aut ma quello dell' et - et.
Il corredo mitologico non esclude ma comprende; e perciò è tanto potente, suggestivo, evocativo.
Per queste ragioni ho scritto il saggio sul Mito, per onorare il pronome Noi, per celebrare le endiadi, per ricordare a me stesso e suggerire a chi vuole accogliere che l'Ego va tenuto stretto al guinzaglio.
Un guinzaglio corto, il più possibile vicino alla nostra Anima.


sabato 29 agosto 2015

Una struggente tenerezza





oggi osservavo i miei genitori ultraottantenni guardare la televisione. volume alto per via della sordità incipiente e questa specie di finestra sul mondo che presentifica tutto, che allinea tutto sullo stesso piano, che mischia fossili di squali col quiz, la dominazione portoghese del Brasile con la pubblicità dei grissini.
questa specie di cloaca necessaria, all'interno della quale è così difficile rimanere a galla.
ma per loro è ciò che rimane del mondo. non una finestra, ma un affaccio, non una vita vicaria, ma la vita al costo di un canone.
se non puoi camminare, se ogni passo è un inciampo, che fai? guardi la televisione.
la noia si dilegua, le ore tra pranzo e cena diventano più sopportabili. le notizie si accavallano, si mischiano, fanno vortice e mulinello, ti ingoiano per risputarti in un altro punto dove il ricordo è meno doloroso e  si sfilaccia per lasciare spazio a questi piccoli brandelli di mondo sotto forma di pixel.
passiamo la vita, buona parte, a nasconderci alla vita. in pochi casi non ci trova. e quando le riesce ci interroga.
il senso dove sta? c'è un senso? c'è un legame, anche sottile, non importa, purché sia un legame?
la demenza senile fa il resto, scompagina, mischia, confonde, e nelle maglie larghe della rete dei ricordi si intrufolano  le immagini che provengono dal monitor lcd.
un parapiglia di immagine al netto del nesso, al più quello di non sentire che non c'è, che il senso di tutto ciò è una vocina flebile, quasi impercettibile.
eppure ci sento una tenerezza infinita, non molto diversa dalla foga del bambino alle prese col suo primo castello di carte.
il gioco non ha senso, le carte tantomeno, ma quell'impegno, quella vita che scorre facendosi largo in vene occluse, tutto questo lo porto con me, nel mio cuore.
una struggente tenerezza, proprio come il barbaglio del sole sul lago al tramonto.

domenica 30 novembre 2014

Il mio amo

Il mio amore ha gli occhi verdi cosi grandi che non vedi le sponde. Sono come due laghi profondi sui quali si specchia una corolla di alberi sempreverdi.
Io ho la fortuna di conoscere il suo cuore perché me ne ha regalato un bel pezzo e proprio quello con vista sull'Amare. Dentro ci ho portato la mia vita con tutte le sue carabattole, quelle colorate e quelle grigie.
Il mio amore ha un nome di tre sillabe perche di più le sarebbe sembrato di esagerare. Si accontenta di poco ma lo fa senza farlo pesare. Mostra con orgoglio il suo ultimo acquisto fatto con pochi euro.
Io la osservo incuriosito perche ne ha sempre una da fare e una da dire e ogni tanto inciampa nelle mille cose che fa e le vengono gli occhi lucidi di pianto. In quei momenti si trasforma in un fiore delicatissimo e quando l'accarezzo per consolarla mi sembra di toccare vetro soffiato.
Perché amare una donna tre sillabe non è semplice e io talvolta ci metto per farla arrabbiare quando sono intempestivo, quando col mio ego bulimico la scavalco. Però poi alla fine mi sorride perché è piena di pazienza, quella di chi ne ha passate tante e sa perdonare.
La mia ragazza non solo è bella ma è anche simpatica. Quando ti fa ridere prima ride lei e sembra che ogni cosa intorno si illumini dal di dentro per non sfigurare nel confronto con un sorriso cosi bello come il suo.
Tre sillabe non è solo queste parole ma anche gli spazi vuoti tra queste. Spazi fatti del silenzio bello e dolce che ho la fortuna di condividere e che mi innaffia il cuore.
Perciò se lei lo vorrà io scriverò su una pergamena una richiesta di matrimonio e andrò da suo padre e la leggerò ad alta voce scandendo bene tutte le parole. Per forza di cose mi dirà di sì perché certe parole fanno sorgere e tramontare sole e luna.
La mia regina si chiama Monica ma io per velocizzare la chiamo Amo.

sabato 29 novembre 2014

Un incontro inatteso

oggi un incontro inatteso mi ha spinto a riconsiderare l'importanza di questo blog.
ho incontrato un mio studente del 2001, di una prima superiore di allora. adesso ha 27 anni e io 13 in più di quando lo conobbi.
mi ha fatto piacere che si ricordasse di me.  ciò che ho seminato negli anni a quanto pare non è stato vano.
non importa che sia io, potrebbe essere anche un altro. ciò che conta non è neppure la trasmissione del sapere ma di una postura curiosa sulla vita che brulica nell'anima per farla crescere.
questa è la vera eredità,

non è fatta di regole, di concetti, di saperi pret-a-porter, ma di voglia di sapere e di proteggere ciò che si sa per trasferirlo, per farlo girare.
perché non si perda il senso di questa nostra civiltà che con grande fatica e tra mille resistenze ha coltivato il dubbio, l'attesa che fa coscienza.
quella specie di intercapedine che sta  tra un'azione e l'altra e  nel  mentre la compie si interroga sulla sua portata, sulla sua giustezza, capendo e affinando lo sguardo sulle cose della vita.
comprendendo che nulla è incontrovertibile, che non c'è una risposta giusta, che il senso non è mai mono ma sempre pluri o poli. .

poi, chissà perché, sono andato a rivedere il significato della sezione aurea, della sequenza di Fibonacci. perché quel simbolo l'ho tatuato sul mio corpo e mi è caro. significa armonia e perfezione, cioè l'esatto contrario di quel che sono e che sarò.
però un momento perfetto questo pomeriggio l'ho vissuto incontrando il mio studente oggi uomo fatto e finito.
ed era il suo viso felice di avermi rivisto, i suoi occhi mobili che seguivano le mie parole.
molte cose che facciamo e pensiamo hanno un puro valore consolatorio, servono a proteggerci dalle nostre fragilità, servono a indicarci una qualche strada che forse non percorreremo neppure, che magari faremo male, inciampando.
non conta neppure questo, conta però preservare per poi lasciare a chi è giovane la sensazione di potere costellare la propria pista di atterraggio e di decollo con lunghe teorie di lumini, di luci iridescenti, fredde e calde.
perchè l'eredità è lasciare una penna tra le mani di chi incontriamo. serve per volare e alla gente come me che non sa farlo, serve per scrivere,
grazie niccolò.

martedì 15 gennaio 2013

Piantala !

In tutte le scuole in cui ho lavorato ci sono piante rachitiche in vasi colmi di terra arsa. Il personale si dimentica di annaffiarle,  ma queste, per dispetto, sopravvivono .
Alla lunga diventano striminzite, esili, anoressiche . La terra si gonfia, si crepa. I vasi in terracotta spesso sono o troppo piccoli o troppo grandi.

Quelle piante assomigliano ai miei studenti che resistono al deserto , all'incuria, all'assenza di tutele e di progetto.
Io li amo perché quando ti guardano sembra che ti dicano "fottiti ", ma invece quando incontrano un adulto degno di essere chiamato tale, si volgono a lui come al sole tiepido, come all'acqua che arriva inattesa .
Quella pianta  sono un po' anch'io,
Che quando arriva un sorriso torno a sperare , quando arrivano parole vere e dolorose torno a rivedere le mie stelle...