sabato 5 maggio 2018

La tua bellezza
È ciò che di te non vedi
mentre tieni da un capo
Il tuo aquilone
Tra nuvole grigie e rosa .

È un rigagnolo azzurrino che gorgoglia,
la tua bellezza.

È il tuo sorriso giallo
che va a trecento orari
in un mondo che ha messo
semafori  rossi dentro e fuori.

È  fiaccola  che arde
nelle  notti nere.

La tua bellezza
sono i miei occhi
che  se la rubano.

La tua bellezza
ha disegnato
uno alla volta
i minuscoli meandri
delle tue labbra
dove  incantato
s'aggira  il mio cuore.

In cambio di tanta bellezza
per favore
fammi  fare  per sempre
l'appello
di tutti i centimetri
della tua pelle.



Io ho un libro sul silenzio che quando lo apri cadono le parole e poi le devi raccogliere ma non ti ricordi mai l'ordine esatto e le rimetti sul foglio un po' come capita e alcune le butti via di nascosto. Ho anche tanti libri sui miti che raccontano storie tremende e bellissime. Quelli se vuoi li lascio tutti a te che sei il mio 💟 e me li ricordi tutti i giorni che guardo attraverso lo spioncino dei tuoi occhi 
per vedere  cosa combina di bello l'universo.
Poi ho un libro  che non ho mai mostrato a nessuno.
Dentro c'è il mio, il tuo, il suo, il nostro e il vostro futuro a forma di lancia che conficca.
Quello non lo guardo mai neppure io se no poi non so che fare.
Alla fine ho il primo libro che ho letto. Dentro c'erano solo consonanti. Le vocali le ho aggiunte io mentre camminavo per il mondo.
Anche questo ti regalo
perché tu mi hai portato la scatola dei colori.


Dove sei?
Dove sei finito?
In una lettera scritta con petali scuri ?
Ti ho cercato lì.
Dentro un filmino con le toppe ?
Ti  ho trovato lì.

Ci rivedremo?
Ti manco?
Tu sì.

Lasci scie di pulviscolo d'oro
nella  notte di catrame?

Ti sei nascosto dietro la zip del mio cuore.
E in certe occasioni del giorno  sbuchi fuori con occhi di pietra che arde

I miei occhi mica
Sono lo zerbino del mondo.
Mica lo straccio
Col quale pulisci il tuo ego.

I miei occhi sono i fanali
Del cuore e servono per
Accarezzare le curve,
Stare fermo ai semafori.

O partire sgommando,
Quando la giornata
È quella giusta.

Tu stavi dietro un dosso
E  perciò ho inchiodato di colpo.
Avrei potuto investirti
E poco ci è mancato.

Sono sceso e sentivo
Gli occhi palpitare,
Il cuore in subbuglio.

Ti ho chiesto chi fossi
Ma mi hai solo sorriso.

Ti ho detto: guida tu, dai.

Andando nel vento
Ti ho chiesto
Ancora il  nome.

Ruggiva il motore
E mi  è sembrato dicessi:
Vita.

Domani ti vengo a trovare
e ti porto solo un fiore,
chissà quale, non te lo dico.
Ti parlerò dei suoi petali
fatti dei tuoi sguardi
delle tue parole,
quelle sagge e quelle dure
che non scordo.
Domani ti vengo a trovare
proprio dove scuro e chiaro
un vetro li separa,
Sopra la sua superficie fredda
appoggerò la mano
per aspettare la tua
ch'era grande come la mia.
Perché le stelle si sono nascoste
dietro la lavagna del cielo?
Chi le ha messe in castigo?
Io, sono stato io.
Perché il sole non scalda più?
Chi gli ha tolto la spina?
Sono stato io, proprio io.
Chi ha chiesto a tutti i fiori del mondo
di farsi boccioli?
Io gliel'ho detto
e solo per questa notte
hanno ubbidito.
Ci pensa il mio cuore
a illuminare
l'ansa dolce del porto
dove mi hai lasciato.
Non serve altro
sotto questa cupola
di pece e catrame.



Ti voglio portare dove la sabbia
è fresca sotto i piedi.
Mi chinerò per rimboccarti i pantaloni
E quando solleverai il  primo piede
Guarderò sbalordito la sua impronta
Pensando a quella che hai impresso
Dentro di me.
Ti tratterò con grande dolcezza
E le mie parole saranno il tuo
vento Australe.
Poi, col dito indice ti mostrerò la linea
Dell'orizzonte dove il cielo si sfarina
Nel mare
Vorrei che tu sentissi quel che sento io,
Che il tempo soffia sulle braci
E lunghe dita di fuoco
Ci chiedono di danzare
Su questi istanti
In perpendicolo sopra i nostri cuori.
Stai qui con me,
Sopra questa sabbia bagnata
E se ti va
Scrivici il mio nome